Storia del Corsetto


LA GABBIA DI VENERE
All'alba della storia, l'uomo civilizzato volle distinguersi dagli animali e dai suoi simili selvaggi che vivevano nudi, lasciando che i propri organi sessuali si afflosciassero con l'età. La nascita del pudore, il gusto della seduzione (nascondere e/o mostrare ciò che si vuole evidenziare), la nostalgia della giovinezza, hanno avuto una parte importante nell' invenzione della biancheria intima. Sia per i Greci classici che per la donna moderna i seni flosci e ballonzolanti appaiono brutti quanto ingombranti; nell'intervallo tra queste due epoche l'estetica del seno conoscerà tutte le variazioni possibili.
La lingerie della donna è la materia della fantasia. Un elemento vitale nell'esperta arte dello svestirsi che non ha mai esaurito di suscitare la sua strana magia sulla libido maschile. Il sesso è prosaico tanto più visto attraverso un velo che enfatizza le sue attrazioni proibite come nelle parole di Montaigne "Ci sono cose meglio visualizzate attraverso il concetto". Le donne hanno indossato Lingerie dall'alba della civiltà, qualche volta apertamente, altre volte in segretezza, a seconda del clima sociale del periodo. La società frequentemente avanzava ipocritici pretesti per l'indosso della lingerie, invocando dubbiose ragioni di salute e igiene. Nessuno vuole ammettere la verità ma queste sottovesti a gabbia, queste trappole di venere, vestivano la vita erotica delle ere, siano esse virtuose, brutali o lascive. Così facendo suscitavano le fantasie delle donne che ponevano queste diaboliche costrizioni sopra i loro corpi, e degli uomini deliziati di toglierle ancora una volta.
Nastri, Crinoline, Corsetti, Fasce, Reggiseni, Reggicalze hanno sempre giocato la loro parte nel misterioso pas de deux dal quale l' uomo e la donna sono stati uniti da tempo immemorabile.
In accordo con Hirschfeld, su un campione di 1000 uomini , solo 350 erano attratti dal nudo integrale femminile; 400 le preferivano semi-vestite, e 250 mostravano una marcata preferenza per le donne completamente vestite. In altre parole, il 65% degli uomini mostrava tendenze feticiste.
Questa è la voce di Faust che urla in un estasi d'amore:"Portami uno scialle che ha coperto il suo petto, un nastro che appartiene alla mia amata!".
La storia della lingerie, dalle origini alla cima della sua gloria nei film e nella pubblicità, è epica. Il suo carico è questo: Le donne hanno sempre trattato il bisogno di coprirsi e il desiderio di scoprirsi come un pretesto per accrescere la loro seducente femminilità.

LA MAGNIFICA SEDUTTRICE E L'ANTICA FETICISTA


I primi esempi di biancheria da donna sono datati 2000 a.c. nell'isola di Creta: La crinolina e il corsetto. Ma le Cretesi, indossavano questi indumenti che stringevano la figura, per alzare e accentuare i loro seni nudi o enfatizzare i fianchi, facendo sembrare i loro corpi più voluttuosi. Emblema di questo ideale femminile è la dea dei serpenti , una statuetta di terracotta policroma che rappresenta una donna molto truccata e con il seno prominente e nudo. Emersa dalla notte dei tempi, è ancora oggetto delle elucubrazioni maschili contemporanee. Elie Faure, nella sua "Histoire de l'art" pubblicata all' inizio del secolo pensava certamente a lei descrivendo le Cretesi come "donne con il seno nudo, le labbra imbellettate, gli occhi bistrati, vestite con cattivo gusto barbarico di abiti ricchi di balze , come bambole truccate e artefatte". L'accademico Jacques Laurent (Histoire imprevue des dessous feminins )critica il punto di vista moralistico di Elie Faure, commentando "la loro manifesta sensualità le trasforma in bambole soltanto agli occhi di un luterano" e le chiama "magnifiche seduttrici". Lungi dall' essere semplici oggetti sessuali, le donne cretesi avevano un ruolo di primo piano nella società. Partecipavano come gli uomini alla caccia al toro e alle spedizioni marittime, ma soprattutto formavano la casta delle sacerdotesse dal seno nudo al servizio delle divinità femminili onorate da tutti. Cosa ancora più importante, lo studioso Nicola Platon ci informa che la civiltà minoica fu la prima cultura estetizzante in cui l' abbigliamento rappresentò un arte vera e propria, per questo motivo l'abbigliamento cretese deve essere considerato il precursore diretto della moda del XX secolo. Come le Cretesi anche le Egizie di alto rango circolavano con il seno scoperto, con la sola differenza che questo non era sostenuto dalla pressione di un corsetto.
I protoreggiseni fecero la loro comparsa con la civiltà Greca. Le antiche Greche indossavano l' Apodesmo, una piccola striscia di stoffa che arrotolavano al di sotto del seno; in epoca classica si trasformò in una larga striscia di tela, di tessuto o di pelle (la Zona), il cui scopo era quello di sostenere efficacemente il seno per impedire che, camminando, ballonzolasse, ma anche di accentuare la figura e enfatizzare la femminilità.

I seni flosci erano intollerabili per lo Stato Romano che si considerava la punta più avanzata della civiltà e disprezzava i seni barbari penduli e ballonzolanti. Perciò allo stesso modo delle Greche, le Romane indossavano la Fascia, una striscia di stoffa che circondava il seno allo scopo di contenerne la crescita; esisteva anche lo Strophium, una specie di sciarpa che posta sotto la tunica sosteneva il seno come nei modelli odierni criss-cross. Se la natura prendeva il sopravvento e il petto si sviluppava troppo si usava il Cestus, un corpetto di morbido cuoio che conteneva il seno delle matrone più abbondanti, e a volte una specie di corsetto che inguainava il corpo dall'inguine alla base del petto ed era stato, come dice il mito, progettato da Venere, che lo raccomandò fortemente a Giunone, una dea dotata di una sovrabbondante e voluttuosa figura. Marziale la descrive come "...una trappola dalla quale nessun uomo può scappare, un avviso ammirabilmente adattato al riingentilimento della fiamma dell'amore..." egli stesso era attratto dal pensiero di toccare un Cestus "...ancora caldo del fuoco di venere...". Per l'uomo Romano, cinte, fusciacche, e tessuti che intrappolavano la maggior parte desiderabile di un corpo di donna, possedevano una carica erotica, come quella che questi indumenti avevano suscitato ai greci. La nascita di un culto feticista, che sarebbe continuato attraverso gli anni, è evidente dal detto popolare "zonam solvere"che significa "slegare la fascia" e per estensione "sposarsi".


LA VENERE BOTTICELLIANA E LA DONNA VIRTUOSA

Anche nel Medioevo la Lingerie non era davvero meno popolare. Dal momento che questa cultura dava grande risalto alla magrezza e alla verticalità, il vestito aderiva strettamente al corpo e slanciava la figura. Le donne del medioevo non indossavano le mutandine, che si pensava ostacolassero "il prendere aria" delle loro parti intime; invece furono inventati gli abiti sagomati e allacciati davanti, dietro o a volte di lato, che serravano il busto come una corazza. Nel XIII secolo la scollatura venne nascosta dal Tassello. Lontano dall'enfatizzare il petto, questo nuovo tipo di corpetto era indossato per appiattirlo, ponendo grande enfasi sullo stomaco, che fu considerato monumento di femminilità. Per questa ragione le donne indossavano anche imbottiture che accrescevano soprattutto l' effetto del ventre prominente. All' epoca il potere più conturbante non era considerato quello della vista del seno, ma del piede e peggio ancora del polpaccio, per cui mentre gli strascichi si allungavano le scollature sprofondavano. Nel XV secolo le donne iniziarono a portare larghe cinture sotto il seno adatte a sostenerne la base, facendo risaltare i seni come due mele rotonde e mettendo ancor più in risalto il ventre arrotondato considerato come simbolo di fertilità di un epoca in cui l' Europa era poco popolata.

 Alla fine del quattrocento, le forme gotiche che si protendevano verso l'alto vengono sostituite da equilibrate ed eleganti forme geometriche. La rinascita dello studio dei grandi autori greco-latini, porta alla formazione di una nuova cultura che si contrappone decisamente a quella del Medioevo; le forme del corpo non vengono alterate da eccessivi rigonfiamenti artificiosi (che saranno particolari delle mode successive) e il punto vita tende a tornare nella posizione naturale. Nel primo Rinascimento, continuatore delle cotte e di altre sopravvesti medievali, si impose il corpetto scollato e senza maniche, molto attillato e indossato su una camicia per poi essere allacciato sulla schiena . Veniva reso rigido da un rivestimento in tela inamidata, interamente impunturato e perfino rinforzato da numerosi fili di ottone; l'abito che prima si limitava a modellare il corpo va irrigidendosi.


La lineare purezza della fine del quattrocento assume per la donna, a mano a mano che ci si inoltra nel cinquecento, forme più piene e consistenti. Verso la fine del Rinascimento l'abbigliamento divenne più cupo e ancora più rigido. Alla moda medievale della figura allungata e sinuosa si sostituisce una nuova sensibilità improntata ad una severa rettitudine: per essere alla moda la donna deve mostrarsi Virtuosa. Questa nuova forma di costrizione verrà coltivata dalla società per prevenire i turbamenti del corpo e dell'anima dinanzi alle incertezze dell'epoca ( fine dell'Umanesimo e inizio delle tensioni religiose).

Si affermò quindi la moda impunturata che appiattiva il ventre e
conferiva al busto l' aspetto di un cono (per quanto riguarda la moda italiana aggiungerei "cilindro"); era indossato per avere un look più mascolino, eliminando lo stomaco prominente del medioevo e dando alla figura un carattere più austero rispetto alla scioltezza del primo rinascimento, più rigido, che mostrava i personaggi in un aspetto e un comportamento simbolici. Si può affermare che per la prima volta nella storia del costume, la donna rinuncia alla scollatura e sacrifica la propria femminilità rinchiudendo il suo corpo in corsetti rigidissimi e lunghi oltre la vita che nulla lasciano trasparire all'immaginazione di chi li guarda, allungando il busto enormemente o spezzandolo facendo risaltare l'enorme cassa tondeggiante nella metà inferiore del corpo; le forme naturali, già alterate intorno a metà secolo vengono esasperate ancora di più, al punto da rendere impossibile l'individuazione delle proporzioni naturali.


Al passaggio tra il XVI e il XVII secolo si raggiunge il limite dell'assurdo e del paradossale nella storia del costume femminile. Anche la metà inferiore del corpo rapidamente si adatta a questo ideale di rigidità, e le gonne ne seguono la forma con l'invenzione del Verdugado, una struttura a cerchi sovrapposti composta da bande di legno e filo spesso, usata come sottogonna per raggiungere l'effetto volumetrico desiderato; poteva avere forma conica o a paraboloide, ma era molto diffusa anche quella a tamburo, classica della francia, che tradusse questa moda in forme si rigide ma più frivole e tondeggianti.


LA SGUALDRINA E LA GABBIA DI UCCELLO

Tutto il XVII secolo risuona di sermoni indignati contro le nudità del petto. Durante la Riforma i predicatori descrissero anche verdugali e guardinfanti come " Congegni Diabolici". Il corpetto scollato fu chiamato Gourgandine (la sgualdrina). Montaigne descrive il corsetto come " un tipo di cinta che racchiude il busto dalla base del seno a sotto il costato, finendo in una punta sopra lo stomaco". In Francia le sue numerose varianti fanno nascere suggestivi e colorati nomi: "le mousquetaire"( il moschettiere), " l'innocente", " la culbute"( il capitombolo), " le guepes"( le vespe ), etc. Il primo slogan pubblicitario apparso in una vetrina di un corsettiere promuoveva uno stile che si vantava di " contenere il forte, sostenere il debole, e far tornare l'errante sulla retta via!" . Come jaques Laurent sottolineò: " attraverso gli anni, le donne hanno sentito il bisogno di comprimere i fianchi e il seno e, sia la fascia indossata dalle Ateniesi fino alle cinte indossate oggi, non escludendo il corsetto di recente memoria, hanno invariabilmente contribuito a soddisfare questo bisogno".


Alla fine del seicento i volumi del petto iniziarono a protendersi verso l'alto e le scollature ad abbassarsi fino al livello della spalla. Il look mascolino e castigato di inizio seicento si concede un ingentilimento nella geometria. I corsetti si restringono e si torcono in vita, facendo fuoriuscire le rotondità del seno, terminando in punte davandi e dietro, e permettendo lo sviluppo di forme più tondeggianti sui fianchi. Il XVIII secolo vide l'invenzione del Pannier, letteralmente "un paniere",una specie di gabbia per uccelli sospesa alla vita che sosteneva le voluminose gonne simili a barche rovesciate che venivano drappeggiate sui fianchi,ricamate e decorate.Il pannier si attirò subito le infamie dei moralisti che lo vedevano come " un richiamo seduttivo che incita i poveri uomini a peccare", poichè enfatizzava fortemente le natiche.
                               

Verso la fine del settecento il paniere si ridimensionò in larghezza, e anche per ovvie questioni di praticità si spostò sul dietro, mentre il punto vita che da abbassato era tornato in posizione normale intorno a metà secolo, iniziò ad alzarsi. In tempi di rivoluzione e di ideali di libertà, anche il corsetto perse significato, quasi a voler simboleggiare la prigionia del corpo, fu abbandonato quasi totalmente. Si guardava all'antico mondo classico dei greci e romani per trovare l'ideale di bellezza perfetta, e proprio i seni greci sostenuti dall'antico apodesmo furono la causa della rivoluzione anche del corsetto. I vecchi busti rigidi e conici che comprimevano il seno spingendolo in alto, iniziarono a seguire le forme curve del corpo naturale.



In epoca Napoleonica ancora non era ben chiaro che forma dare al corpo, i vecchi busti venivano ancora indossati ma erano molto ridotti nelle dimensioni e lasciavano il seno libero da compressioni. Tecnicamente il passaggio da forma conica a curva fu raggiunto facendo tagli sul seno e sui fianchi inserendo via via sempre più spicchi di stoffa. Dalla fine dell'Impero prevalse decisamente la moda per i seni ben separati, questo tipo di forma veniva raggiunto indossando il nuovo tipo di busto progettato dal corsettiere Leroy, quello che poi in seguito si sarebbe sviluppato nel famoso corsetto, di più recente memoria, detto "Vittoriano". Libere le spalle, libero il seno, la nuova moda nascente si concentrò sulla compressione e riduzione della vita, raggiungendo ancora una volta livelli di esasperazione ai limiti del paradosso. Come recitava una stampa satirica dell'epoca "...a la mode...a la mort".